by dis.socia
Si è tenuto sabato 5 aprile l’incontro, organizzato da SLAI COBAS VE-PD, Basta morte sul lavoro.
Diversi gli interventi di realtà operaie aderenti alla Rete per la sicurezza sui posti di lavoro. Una serie di interventi interessanti che hanno permesso un confronto sulle diverse realtà. E’ chiaramente emersa la difficoltà di organizzare attività sindacali all’interno dei posti di lavoro. Infatti è stato più volte denunciato come la presenza di 42 forme contrattuali renda arduo muoversi all’interno dei canali tradizionali. Da più interventi la sollecitazione a superare gli steccati delle diverse sigle sindacali (erano presenti realtà SLAI COBAS, FILT CGIL, FIOM e realtà associative).
La denuncia ha riguardato un generale peggioramento delle condizioni lavorative, là dove il profitto è divenuto un assoluto a cui piegare la carne umana. Esemplare l’intervento di un rappresentante FIOM della TYSSENKRUPP, quando sollecitato da un intervento che gli chiedeva ragione dei turni sino a 16 ore consecutive, ha spiegato come questo dipendesse dal contratto nazionale (sic!) e non da una contrattazione aziendale da loro sottoscritta. Infatti, al termine delle 8 ore, in quella tipologia di industria, se un tecnico del turno successivo non può essere presente, allora tocca al turnista smontante fermarsi per quattro ore. In queste quattro ore l’azienda dovrebbe trovare un sostituto, se non lo trova scattano altre 4 ore. Si arriva così a 16 ore di lavoro (gli schiavi nell’antichità ne lavoravano 4), a questo punto l’operario ha diritto a un giorno di riposo, ma se stacca dopo 17 ore e mezza, no e torna in fabbrica il giorno successivo, magari per altre 17 ore e mezza. In molti ci si è chiesti perché, comunque, accettare. Qui ha risposto facendo l’esempio della Tyssen di Torino: una fabbrica in dismissione per cui la direzione, nel caso di assenza di un tecnico, proponeva di sospendere il turno successivo: già il turno successivo, dei tuoi simili, con famiglia e mutuo e allora ti fermi anche per non far perdere una giornata di stipendio ai tuoi simili. Già la Tyssen, magico esempio della svendita del patrimonio pubblico (DI TUTTI NOI): di tutti gli stabilimenti ora ne esiste più solo uno a Terni. Qui, chi volesse continuare a lavorare per l’azienda, può trasferirsi: infatti è semplice spostare moglie (che magari lavora), figli, pagare una nuova caparra per la casa (se in affitto) o pensare a come risolvere il mutuo e farne uno nuovo (se di proprietà).
Eccola la mobilità, non più sociale ma sulla strada.
Quella mobilità tanto acclamata da chi ha stipendi milionari o rendite fantasmagoriche, che acquista ville, macchine, viaggia in businness class e fa la morale a chi guadagna 900 - 1100 € al mese perché lui ha cambiato più volte multinazionale per cui lavorare (o azienda di Stato da portare al fallimento per regalarla all’amica mutinazionale). Non solo mobili ma anche flessibili, non così flessibili se però, come raccontato da SLAI COBAS Ravenna, un ragazzo di 20 anni è rimasto schiacciato dopo un’ora e mezza che lavorava nella stiva di una nave: assunto da una magica agenzia interinale, In Tempo, del sindacato. La stessa agenzia che ha fornito i suoi preziosi servizi all’operario morto questo gennaio in una stiva di una nave a Marghera assieme a un suo collega (colleghi nel lavoro e nella morte ma non nel contratto). La stessa agenzia che è stata occupata a Ravenna e per cui sette operai sono stati denunciati il 14 marzo di quest’anno per ricordare la strage di lavoratori della Mecnavi nel 1987.
3 morti e un quarto (potere della statistica) al giorno, una strage, più invalidi permanenti, famiglie rovinate per la produttività, comunità sconquassate per le morti per causa del lavoro (si parla di amianto ma è solo la punta di un iceberg). La colpa: dei lavoratori, ovviamente, visto che sono gli unici a pagare sulla pelle viva.
Primo resoconto degli organizzatori
Comunicato stampa - Carovana per la sicurezza sui posti di lavoro




