Dal FSM la proposta di un osservatorio sul reddito di cittadinanza

Il recente Forum Sociale Mondiale (Belem, gennaio 2009) ha visto un ampio dibattito sui temi delle proposte socio-politico-economiche all'attuale crisi e ha riportato all'attenzione generale la proposta di rendere praticabile misure che introducano il reddito base di cittadinanza (RBC).

In Italia, dalla Campania al Friuli, specifiche leggi sono state varate in relazione al reddito di cittadinanza, di impatto limitato quando non schiacciati sul modello del sussidio alle famiglie meno abbienti. In altre Regioni accade che norme già approvate in questo ambito giacciano senza che sia stato realizzata alcuna iniziativa operativa. Ne è un esempio il Veneto dove l’Osservatorio sul Reddito di Cittadinanza è stato istituito dalla Legge regionale 19 febbraio 2007, n. 2 (BUR n. 20/2007), “Legge Finanziaria Regionale per l’esercizio 2007” con l'obiettivo di documentare le trasformazioni sociali che incidono sui diritti, sui doveri, sugli interessi e le aspettative sociali ed economiche dei cittadini del Veneto, nonché di determinare i soggetti e le categorie sociali direttamente interessate all’istituzione di un fondo regionale per il diritto al reddito di cittadinanza e al salario minimo garantito.

Di particolare interesse per il contesto italiano appare il documento In tempo di crisi soluzioni per la gente presentato al Forum Sociale Mondiale da una rete di organizzazioni ed esperti spagnoli promossa dalla Fundacion Cultura de Paz incollaborazione con Observatorio Renta Basica de ATTAC (Madrid), PROEMPLEO (Centro de Informacion, Gestion y Promocion del Empleo Juvenil), Fundacion Valores e centri di ricerca. Il documento, in forma di appello, chiede l'immediata applicazione di misure di finanza alternativa a cominciare dalla tassa sulle transazioni monetarie di nuovo proposta recentemente all'ONU con la dichiarazione sulle fonti innovative per il finanziamento dell' “Iniziativa contro la fame e la povertà”, firmata il 24 settembre 2008 a New York dai Presidenti Bachelet, Lula Da Silva, Zapatero e dalMinistro degli Affari Esteri francese Kouchner.
Dopo aver richiamato l'urgenza di adeguate misure in merito al cambiamento climatico in atto, Federico Mayor Zaragoza e le altre personalità promotori dell'appello chiedono al governo spagnolo di istituire il reddito base di cittadinanza (RBC, sul modello delle misure introdotte in Alaska, Brasile, Canada), nel rispetto della democrazia economica affermata nell'articolo 1 dellaDichiarazione dei diritti umani emergenti. Il documento ribadisce che il RBC è una misura che se adeguatamente introdotta è in grado di provocare significativi ed essenziali benefici sociali.
L'appello chiede che come misura immediata venga approvato il RBC a favore di tutte le persone maggiori di 18 anni che per ragioni diverse, per aver perso il lavoro, o come pensionate percepiscano contributi sociali inferiori al salario minimo.

Il Laboratorio Politiche Pubbliche propone a quanti siano interessati di approfondire la discussione e le proposte su questi temi e all'istituzione del Reddito di Cittadinanza (RdC) di concerto con la rete BIEN (Basic Income European Network) di lavorare alla costituzione di Osservatori a carattere regionale quali strumenti dinamici di monitoraggio e innovazione che, attraverso una banca dati centralizzata, una bibliografia ragionata e iniziative seminariali e attività di comunicazione rivolte alla cittadinanza, fungano da catalizzatore/motore di innovazioni nelle politiche di welfare al fine di acquisire saperi e modelli di riferimento per promuovere sistemi integrati di interventi e servizi per la valorizzazione e la tutela dei diritti di cittadinanza sociale. Una raccolta mirata di dati unita all'apertura di spazi partecipativi consentirebbe agli Osservatori di esaminare e porre all’attenzione delle Amministrazioni Locali le questioni problematiche in grado di indirizzare i campi di possibile innovazione, consentendo di determinare soggetti e categorie sociali direttamente interessate dal RdC, identificando e dando avvio ad azioni di analisi, monitoraggio, valutazione in merito alle dinamiche socio-economiche ealle politiche sociali interessate dal RdC.

Quadro concettuale di riferimento
Osservatori attenti delle dinamiche economiche recenti attirano l’attenzione sul rapporto fra economia e sistemi di governance ed in particolare sul rapporto fra beni privati e beni di cittadinanza (Stiglitz 2003), termine questo non definibile in astratto perché, nei diversi settori va contestualizzato rispetto a fattori quali il progresso tecnico, la cultura generale e settoriale, le opzioni etiche ed il rapporto con altri beni comuni e privati. Non è quindi né automatico, néstabilito in base a soglie predefinite se un certo bene debba essere considerato bene privato o bene di cittadinanza. Solo una indagine empirica ed un confronto pubblico a livello territoriale permettono di negoziare indicazioni concrete sulfatto che un determinato servizio vada considerato o meno un bene di cittadinanza. In tale direzione il RdC va considerato non in termini alternativi alla partecipazione al mercato del lavoro retribuito, ma come una modalità di affrancamento dallo stato di bisogno (Nussbaum, 2001), funzionale all’acquisizione di capabilities che accrescono il capitale sociale presente nel territorio di riferimento. Si tratta di concepire le politiche pubbliche come “politiche abilitanti”. Tale riconoscimento scardina la tradizionale ambivalenza delle politiche del lavoro, suddivise in attive e passive, in favore dell’avvio di una sostanziale integrazione tra politiche sociali e politiche del lavoro.

Nella sintesi proposta da Fumagalli (1998), il reddito di cittadinanza consiste in “un'erogazione monetaria, a intervallo di tempo regolare (ad esempio unmese), distribuita a tutti coloro dotati di cittadinanza e di residenza da almeno un certo periodo di tempo (ad esempio, un anno), in grado di consentire una vita minima dignitosa, cumulabile con altri redditi (da lavoro, da impresa, da rendita), indipendentemente dall'attività lavorativa effettuata, dalla nazionalità, dal sesso, dal credo religioso e dalla posizione sociale, in età lavorativa, per il periodo che va dalla fine delle scuole dell'obbligo all'età pensionabile o alla morte”. L’ideache sostiene la proposta del RdC si basa sul principio di riconoscimento della produzione di valore da parte di soggettività non presenti nel mercato del lavoro ma specificamente orientate alla produzione di beni pubblici. E’ possibilesostenere che il RdC rappresenta lo strumento di inclusione sociale di soggetti che per scelta o per impossibilità non sono nelle condizioni di svolgere una prestazione lavorativa conforme alle tradizionali modalità di inserimento occupazionale. Interessanti si sono dimostrate alcune esperienze europee ed internazionali, per la maggior parte condivise in seno alla rete Basic Income European Network (BIEN). In alcuni di questi casi, grazie al lavoro di enti di ricerca si può già parlare della formalizzazione di analisi su base pluriennale e di prime modellizzazioni (Pinilla-Palleja, Sanzo-Gonzales, 2004).

Riferimenti bibliografici
Fumagalli A. (1998), Dieci tesi sul reddito di cittadinanza, consultabile a questa pagina
Nussbaum M. C (2002), Giustizia sociale e dignità umana, Il Mulino, Bologna
Pinilla-Palleja R., Sanzo-Gonzales L.(2004), Introducing a Basic Income system in Spain. Feasibility and cost, articolo presentato al 10° Congresso del Basic Income European Network
Stiglitz J. (2003), Economia del settore pubblico, Hoepli, Milano